“È indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma ci si apra all’ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni”
(Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica - 22 ottobre 2008)
Dopo i pesanti tagli imposti dal Ministero dell’economia con il decreto 112 da più parti si sostieneche il sistema universitario sia prossimo a dichiarare bancarotta. Dopo Alitalia, l’Università. In verità, la situazione per il prossimo anno accademico non è drammatica. Il fondo di finanziamento ordinario (FFO), infatti, viene tagliato di 63,5 Milioni a fronte di risparmi per i bilanci universitari di 218 Milioni (fonte Sole24ore del 12/9). Ma lo scenario cambia drasticamente a partire dal 2010. C’è dunque un anno di tempo per evitare il tracollo. Che l’Università abbia bisogno di essere rinnovata è sotto gli occhi di tutti e non da oggi. Sebbene sia lecito dubitare che il primo passo di questo rinnovamento dovesse essere una “dieta” forzata per tutti gli atenei indistintamente, occorre prendere atto della necessità di avviare al più presto un processo di risanamento del sistema che ponga un freno ad un uso sconsiderato dell’autonomia da parte di molti atenei, ormai ad un passo dal fallimento. In particolare il destino dell’Università si gioca lungo un doppio binario che chiama in causa rispettivamente la responsabilità del Ministero e del Governo da una parte e quella delle università dall’altra. Il Ministro Gelmini dovrebbe rompere il silenzio e dichiarare apertamente quali sono le linee guida secondo le quali intende muovere i primi passi per ridisegnare complessivamente il sistema. Tra i numerosi problemi sul tappeto devono essere affrontati con urgenza: la riforma dello stato giuridico dei docenti e dei meccanismi di reclutamento, il sistema di valutazione degli atenei e della ricerca (con conseguenti benefici economici che premino il merito), il diritto allo studio. Il Governo dovrebbe inoltre lasciare libertà nella gestione del turn-over a quegli atenei che hanno spese di personale inferiori al 90% del FFO, concordando invece specifici piani di rientro con gli atenei con spese di personale superiori. Si tratta in sostanza di riformulare le regole del gioco, lasciando alle università il tempo e la possibilità concreta di partecipare alla competizione. Da parte loro le università non possono arroccarsi su posizioni di pura conservazione dello status quo e dovrebbero decisamente proporre misure di rinnovamento e di riforma. In particolare occorre accettare l’idea di una differenziazione tra atenei per procedere positivamente a una selezione delle eccellenze. Inaccettabili, perché lesivi della libertà di tutti, oltre che inutili, sono i tentativi in atto in alcuni atenei di occupare le facoltà e di bloccare il regolare svolgimento delle attività didattiche. Come ha recentemente affermato il Prof. Decleva, Presidente della CRUI, «la preoccupazione numero uno è che chi vuole le riforme veramente si trovi schiacciato da un lato dai tagli previsti dal Governo e dall’altro da forme di protesta che hanno altre motivazioni di fondo». «È l’ora di mettersi attorno a un tavolo e discutere nel merito – sottolineo: nel merito – del problema, lasciando alle spalle fatue contrapposizioni ideologiche. Sono convinto che esistano margini per interventi riformatori» (Il Giornale, 21.10.08).
In questo momento di difficoltà e di caos è più che mai necessario che ciascuno faccia la sua parte e si assuma le sue responsabilità: Governo, Ministro, Rettori e comunità accademiche.
CLDS - Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio